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E’
importante educare i bambini al
clown, per proteggere la loro
emotività repressa da un sistema,
che li vuole iperattivi, con
personalità spiccata, felici e
vincenti. Bambini per lo più vittime
di una scuola soggiogata da
impreparazione e da un bullismo
imperante, specchio della società in
cui viviamo, dove si confonde
l’arroganza e l’aggressività con il
carisma e la personalità.
E’ importante educare al clown anche
gli adulti, per recuperare il
bambino che è in noi, se esiste
ancora. Attraverso le arti
espressive - mimo, clowneria,
recitazione – si insegna ciò che la
società contemporanea sta
dimenticando: il gioco. Il clown ci
insegna a giocare con tutto: con i
sensi, con gli oggetti, con il
silenzio, con gli spazi, ma
soprattutto con le cose dimenticate
o apparentemente casuali. Il gioco,
quello vero, capace di esorcizzare i
disagi, la paura, le insicurezze,
roba poco commerciabile, è fatto con
cose non comprate ma solo immaginate
e sognate. Il nostro clown è un vero
riciclatore di memorie, buttate via
o scartate da una società troppo
consumistica e poco rispettosa, che ridà vita a luoghi
e oggetti, ma
anche a persone dimenticate.
Il percorso di questa scuola è
basato sulla scoperta sincera ed
interiore del proprio clown, per
poter amare ed affrontare noi
stessi, per poi uscire ad amare e
affrontare gli altri. Può essere il
pubblico per chi volesse, i bambini
in ospedale, ma anche e soprattutto
gli emarginati e gli anziani.
Attraverso il lavoro sul corpo gli
allievi prendono coscienza delle
proprie originali potenzialità
psicofisiche, stimolati in maniera
semplice ed efficace: con esercizi
di riscaldamento, rilassamento,
relazione con lo spazio e con gli
altri, con esercizi ritmici e di
giocoleria. Si passa poi alle fasi
tecniche come la pantomima e la
recitazione per arrivare alla
ricerca del proprio clown e alla
ricognizione personalizzata delle
gags della tradizione clownesca
teatrale e circense.
Interpretando le classiche entrate
clownesche, si possono affrontare
giocosamente temi molto personali e
delicati come la solitudine, la
paura, il disorientamento. Il clown
ha fama di essere un personaggio
sempre sopra le righe, abituato a
vivere nel proprio mondo, un po’
magico, surreale e fantastico; ci
appare goffo, spiazzato, inibito, e
a volte in difficoltà, proprio come
siamo noi veramente. Ed è per questo
che il nostro clown nasce per
mostrarci agli altri proprio per
come siamo, aprendoci le porte della
comunicazione, per risultare agli
occhi degli altri, buffi, simpatici,
accattivanti, ma anche seducenti
trasportatori d’amore, proprio come
tutti in fondo vorremmo essere.
Il clown è la memoria di ciò che
crescendo abbiamo dimenticato. E’
colui che riapre e risana la ferita
nella quale abbiamo ricucito la
nostra infanzia.
Maurizio Accattato
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